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La Topografia Corneale

a cura del  Dott. Cosimo Mazzotta 


Il Dott Cosimo Mazzotta e' uno dei massimi esperti nel trattamento  del Cheratocono,
effettua la topografia Corneale con strumenti di assoluta avanguardia;

 

Topografia aberrometria e tomografia corneale
nel cheratocono e nel Cross-Linking

Il topografo corneale computerizzato a riflessione messo a punto dalla LSU nei primi anni ’80 ha rappresentato e rappresenta tutt’ora nelle sue evoluzioni uno strumento di fondamentale impor-tanza nella diagnosi del cheratocono. La possibilità di descrivere qualitativamente e quantitava-
mente un’area corneale di 8-10 mm di diametro consente di scoprire un numero inaspettato di  pazienti affetti, ma esaminando le informazioni quantitative occorre sempre tener presente che noi desumiamo da una indagine della sola faccia anteriore del diottro corneale le informazioni
di un diottro avente le caratteristiche fisiche di una lente spessa.
Per meglio esemplificare questa osservazione va ricordato che in una lente spessa esistono almeno due gruppi di informazioni che il topografo a riflessione per sua natura non è in grado
di ottenere e cioè lo spessore locale della cornea (o diottro in analisi) e la curvatura locale della faccia posteriore della cornea. Infatti i dati di potere diottrico locale generati dal topografo assumono la cornea un diottro avente uno spessore omogeneo e prossimo ai 520 -540 microns (valore medio centrale di una cornea normale) ed un raggio di curvatura posteriore anch’esso costante che si attesta intorno ai 6,5 mm anch’esso pari al valore medio centrale di una cornea normale. Tenendo conto che le differenze di velocità della luce fra l’aria (1° mezzo) e il film la-crimale (2° mezzo) si esprimono mediante un indice di refrazione pari a 1,376 e la differenza di velocità della luce fra 2° mezzo (stroma corneale assimilato al film lacrimale) e umore acqueo
è espresso da un indice di refrazione pari a -0,040 il topografo applica a tutta la superficie anali-zzata un indice di refrazione pari a 1,336 (lo stesso impiegato dall’oftalmometro di Javal in Europa).
Va sottolineato inoltre che questi dati presumono che vi sia una variazione costante dell’angolo
di incidenza della radiazione luminosa al variare della distanza dal centro cosa che se possiamo assumere valida per cornee normali non appare certamente vero nelle cornee asimmetriche
per ectasia o in cornee chirurgicamente modificate. Da queste considerazioni appare evidente
che in termini strettamente matematici le informazioni quantitative diottriche fornite da un topo-grafo assumono valore attendibile solamente nei 3 mm centrali di una cornea che abbia norma-
le conformazione e caratteristiche pachimetriche e che non abbia subito modificazioni chirurgi-
che mentre via via che ci discostiamo da tali condizioni ottimali i dati forniti risultano perdere sempre maggiore informatività. Pertanto tutto quanto, in termini diottrico-quantitativo, il topogra-fo è in grado di dirci su cornee post-chirurgiche e soprattutto su cornee ectasiche e sottili va pre-so con molta criticità e mai in valore assoluto mentre, sempre con notevole spirito critico, i dati
di una stessa cornea rilevati a distanza di tempo dalla stessa macchina potranno essere compa-rabili.
In quanto all’algoritmo da scegliere per eseguire tale comparazione (utilissima nella valutazione della progressione del cono) riteniamo che volendo comparare dati diottrici è preferibile una analisi tangenziale (o locale) con comparazionedei valori degli emimeridiani soprattutto nei 3 e
nei 5 mm in quanto tale tipo di analisi, da eseguire purtroppo manualmente, ci consente di apprezzare, oltre al mero incremento diottrico, anche eventuali rotazioni degli assi e, soprattu-
tto, analizzare la asimmetria supero-inferiore ed il suo decorso nel tempo. L’impiego dei simula-ted K offre un dato utile per ripetibilità e attendibilità solamente nella valutazione di follow-up; ritengo, però sia utile impiegarlo nello studio del paziente sottoposto a Cross-linking perché con
i limiti esposti del suo valore assoluto è un buon indice del  decorso e ci fornisce un dato con-frontabile sulla variazione nel tempo. Stessa considerazione può essere fatta nella comparazio-
ne temporale di questo valore per l’occhio controlaterale.
Comparando infatti le differenze fra prima e dopo il trattamento nell’occhio trattato e quello non trattato nello stesso paziente e verificando le variazioni del valore medio dei K reading possiamo renderci realmente conto della efficacia e della stabilità del tessuto crosslinkato. Come abbiamo sopraesposto, però, tutti i dati acquisiti diottricamente hanno utilità puramente comparativa; se noi vogliamo delle indicazio-ni numericamente attendibili in senso assoluto dobbiamo analizzare l’immagine fotocheratoscopica con parametri (distanza lineare e angolare) che siano condizion-
ati da un indice di refrazio ne reale che tenga conto della sola superficie anteriore e quindi ana-lizzare questa superficie con un algoritmo altimetrico (con ilimiti connessi alle superfici di riferi-mento ed ai rapporti spaziali fra il riferimento ed il reale - tilt e vault) oppure, e questo è ancora più ripetibile, analizzare l'altimetria utilizzando l’espansione dei coefficienti di Zernike come fa l’altimetria di Zernike(Fig.1) o l’aberrometria di superficie. Nel primo caso possiamo confrontare sia la posizione della superficie in assoluto sia le sue variazioni morfologiche nel tempo ma, e questo è il limite della procedura, il rilevamento dei dati richiede il posizionamento manuale del cursore per ottenere i dati elevativi massimi con le variabili fra operatore che limitano la confro-ntabilità dei dati.
Ben più confrontabili sono invece i dati forniti in automatico dalla indagine aberrometrica di su-perficie (Fig. 2). Questa indagine infatti fornisce sia i valori di tilting che di vaulting della faccia anteriore corneale in esame sia il dato di astigmatismo (aberrazioni di basso ordine) che la de-formazione conica produce riferendoli costantemente al centro degli anelli e questa posizione di riferimento può essere bencontrollata al momento della acquisizione o prima della elaborazione. Questo fatto rende quindi i dati comparabili sia nel tempo sia fra occhi diversi.

Fig 1: Analisi altimetrica di Zernike dello stesso occhio sottoposto a Cross-linking del collagene
corneale preoperatoriamente (in alto al centro) e nel postoperatorio a tre (sinistra in basso) e a  sei mesi (destra in basso). Nei cerchi sono evidenziati i valori di elevazione massima dell’apice
che da 27 µ preoperatori scendono a 25 µ a tre mesi ed 22 µ a sei mesi dal trattamento conse-rvando una distanza dal centro ed un orientamento angolare (asse) costante.
I valori mostrati sono ottenuti portando il cursore sul punto di massima elevazione.


Fig 2: Sommario della aberrometria di superficie del topografo CSO EyeTop. In alto a sinistra
con la freccia nera è indicato il valore complessivo delle aberrazioni (alto e basso ordine) cal-
colati per una pupilla di 5 mm di diametro nel caso di un cheratocono stadio 2 di Krumeich.
Con il rosso (freccia e cerchio) è indicato il tilt (decentramento) della superficie e il suo orien-tamento radiale (asse), in azzurro (riquadro ed ellisse) è indicata la Coma ed il suo orientamen-
to radiale (asse) ed in verde (ellisse) è evidenziato il valore diottrico, RMS in microns e l’asse dell’astigmatismo. Evidente, anche cromaticamente, la concordanza fra asse del Tilt dell’ astig-matismo e della coma (116°-121° e 123° rispettivamente) e la preponderanza delle aberrazioni comatiche sulle altre aberrazioni di alto ordine legate alla coma derivante dalla dislocazione api-cale.
Una adeguata qualità della acquisizione fotocheratoscopica ed una scrupolosa analisi degli anelli elaborati è indispensabile in tutte le procedure topografiche e nella topoaberrometria in partico-lare il rispetto della qualità acquisitiva consente di avere esami e dati numerici particolarmente attendibili ed utili per poter valutare nel tempole modificazioni che si producono con il cross-linking. Le variazioni indotte dalla procedura risultano infatti molto contenute e molto graduali
nel tempo anche per l’effetto di livellamento che l’epitelio produce durante i suoi aggiu-stamenti. Infatti se l’analisi topografica mostra nei primi mesi anche peggioramenti in termini di curvatura assoluta per la sottigliezza e la mancanza di “aggiustamento” epiteliale l’analisi topoaberrometri-ca è spesso più rapida nel mostrare la regolarizzazione della simmetria corneale che il cross-linkaggio del collagene corneale produce soprattutto nel suo parametro più sensibile e cioè la componente comatica.
Infatti a differenza del valore complessivo delle aberrazioni che non manifestano nei primi 3-6 mesi modificazioni statisticamente significative, dell’aberrazione sferica che si modifica in manie-ra estremamente capricciosa e non univoca e dell’astigmatismo che non subisce modificazioni anche nel lungo termine, la coma ed il tilt mostrano una tendenza alla riduzione evidente già dai primi mesi risultando in maniera statisticamente significativa inferiori al preoperatorio già dai
primi 2 mesi postcrosslinking (Fig. 3) e mostrando un costante miglioramento che si protrae
ben oltre l’anno dal trattamento.

Analisi topoaberrometrica in paziente sottoposto a trattamento di Cross-linking del collagene corneale con UVA-Riboflavina.
Nelle quattro mappe riportate in figura 3, eseguite pre-operatoriamente, al 3°, 6° e 18° mese
dal trattamento, è possibile seguire l’andamento della aberrografia totale (riquadro grande in
alto a sinistra in ciascuna delle 4 mappe) che nei primi 6 mesi mostra solo una modesta riduzio-
ne del RMS mentre presenta una riduzione del 40% al 18° mese. Nel riquadro accanto alla aberrografia totale è evidenziato l’astigmatismo aberrometrico totale che nei primi sei mesi subisce un lieve incremento (dalle 2,78 D preoperatorie passa a 2,93 e poi a 3,30 Diottrie al 6° mese per ritornare ai valori preoperatori (2,82 D) al 18° mese. Nessuna differenza apprezzabile per la aberrazione sferica (riquadro in alto a destra accanto all’astigmatismo) e alle aberrazioni
periferiche (riquadro in basso a destra sotto l’aberrazione sferica). L’andamento della Coma mostra, invece una costante riduzione (da 1,60 µ RMS preoperatori si passa a 1,25 al 3° mese,
a 1,21 al 6° per giungere ad 1,06 al 18° mese). Da sottolineare la assenza di variazione signi-ficativa sia dell’asse del cilindro che di quello della comadurante tutto il periodo in esame
(+/- 3°).

 


 

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