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LE NEWS

a cura del  Dott. Cosimo Mazzotta 


Grazie alla ricerca della scuola di Dresda e di Siena il crosslinking diverra' il Trattamento standard del cheratocono evolutivo, Transepiteliale.
 

Prof. Mazzotta con Prof. Wollensak

Dr Mazzotta relaziona simposio mondiale 2010 Crosslinking



Dr Mazzotta, Istruttore Corso Distrofie corneali ultimo
congresso Trapianti Cornea 2010

Dr Mazzotta intervistato alla Sitrac 2010

Dr. Mazzotta durante la live surgery

Iniziata all'Università di Siena sotto egida del Comitato Etico e del Ministero della Salute la sperimentazione del Crosslinking Transepiteliale.

SI tratta del primo studio "controllato" in Italia su volontari già in lista per trapianto di cornea. Le cornee saranno analizzate in vivo ed in vitro per determinare la effettiva efficacia e sicurezza di questa modalità di CrossLiniking". Dott. Mazzotta Coordinatore Scientifico eresponsabile studi di icroscopia confocale in vivo nello studio. Responsabile Prof. Caporossi.
 

“Cross-Linking tra 360-e 400 microns di spessore in sicurezza"

"Ho messo a punto una nuova tecnica di “Cross-Linking Personalizzato” per trattare cheratoconi tra 360-e 400 microns di spessore in sicurezza e per allargare le indicazioni ai casi di cheratocono che definisco “discrepanti” per via dello spessore corneale minimo un po’ più esiguo rispetto alla curvatura topografica e alla visone corretta, spero di poterla diffondere al più presto, i primi risultati sono incoraggianti e ne sono felice per tutti, vedo molti ragazzi con cheratocono che potrebbero beneficiare di un crosslinking e che per ragioni di spessore leggermente sotto il limite dei 400 microns sono esclusi.
Penso che con questo nuovo approccio personalizzato anche loro potranno farlo.” 
 

PUBBLICAZIONE DEL DOTT. MAZZOTTA
SULL'AUTOREVOLE AMERICAN JOURNAL OF OPHTHALMOLOGY


 

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IL DOTT. MAZZOTTA E' L'UNICO ITALIANO CHE PARLERA' DEL

"CROSSLINKING DEL CHERATOCONO"
AL PROSSIMO  CONGRESSO MONDIALE DI OCULISTICA
 "WOC 2008"
CHE SI TERRA' AD  "HONG KONG DAL 27 MAGGIO AL 2 GIUGNO 2008".

EGLI ESPORRA' I RISULTATI, GLI STUDI DI MICROSCOPIA E SARA' MODERATORE AL PANEL DEGLI ESPERTI INTERNAZIONALI SULLA TECNICA.
 


  Cross Linking del Cheratocono: Pearls and Pitfalls
 

Trattare anche sotto i 400 microns ?


L' ipotesi di trattare cornee più sottili di 400  microns è stata avanzata dalla Scuola del Dr. Se-iler (Zurigo).  Nessuno studio pre-clinico su modello animale ex vivo ed in vivo o  umano ha in-dagato nè vi sono conferme di tale possibilità, gia che dopo un iniziale fermento si è capito for-se una cosa fondamentale: nessuno si può svegliare la mattina e cambiare le regole di una te-cnica che il gruppo di studio pilota ci ha consegnato dopo 10 anni di ricerche rigorose, prove di efficacia e sicurezza solidamente e scientificamente documentate.
La ricerca sta andando avanti ovviamente e le proposte sono innumerevoli, ma ha le sue rego-le e i suoi tempi che vanno rispettati. Stiamo cercando in molti di capire come trattare cornee un po’ più sottili di 400 microns e noi abbiamo molte idee in proposito.
Ad oggi sono stati effettuati pochi casi a Zurigo, in Svizzera, dove per dirlo alla maniera di Da-nte:  “si puote ciò  che si vuole”, nel senso che c’è  maggiore libertà di azione e il  marchio CE non conta (questo ovviamente ha i suoi vantaggi e svantaggi), impregnando la cornea con so-luzione “standard” di riboflavina–destrano prima e successivamente con soluzione “light” priva di destrano al  fine di indurre uno  swelling (rigonfiamento o edemizzazione) della cornea  per far aumentare temporaneamente, o meglio estemporaneamente, lo spessore corneale duran-te il crosslinking. Il fatto che se  ne parli poco e  molto meno dell’anno scorso, fa pensare che
la edemizzazione intraoperatoria non sia ottimale ai fini dell’efficacia del trattamento.
Infatti i  maggiori esperti internazionali, incluso  il  nostro Gruppo di Siena  ed alcuni studiosi
Americani, ritengono attualmente non praticabile sull'uomo tale metodica in quanto realmen-
te non  se ne conoscono gli effetti sull'endotelio corneale in termini di sicurezza, né sulla atte-nuazione della radiazione UVA ai fini del mantenimento della efficacia rispetto alla tecnica sta-ndardizzata. Come in ogni avanzamento scientifico che si rispetti, occorrono quindi studi pre-clinici che superino le varie fasi previste dalla sperimentazione clinica con farmaci, per investi-gare la percorribilità di tale metodo che  potrebbe essere interessante in qualche caso di che-ratocono in cui la curvatura e lo spessore non coincidano in termini di stadiazione.
Tuttavia oggi in Italia tale metodo è ritenuto “non idoneo” non solo per mancanza di dati spe-rimentali noti, ma anche perchè nella maggior parte dei casi lo spessore al di sotto dei 400 microns è indice di cheratocono in stadio 3 o 4 per cui il crosslinking stesso non è propriame-nte indicato. 
 


 La questione Epitelio In, epitelio Out ?

 

Un tempo fondamentale della  tecnica di crosslinking consiste nella rimozione dell’epitelio cor-neale per garantire una adeguata  penetrazione  della riboflavina in  tutta la cornea e all’ inte-rno della camera anteriore dell’occhio; ciò è di fondamentale importanza e serve a mantenere la sicurezza (effetto  barriera per le  strutture posteriori dell’occhio) e  l’efficacia (cross-linking assicurato per almeno 250-300 microns dello spessore e maggiore rinforzo corneale).
Lasciare l’epitelio oggi significa quindi non far passare a  sufficienza la  sostanza sia per il suo peso  molecolare, sia per  le sue  caratteristiche biochimiche. Di  conseguenza il rischio dimo-strato  da recenti nostri studi e pubblicazioni  americane   è quello  non ottenere alcuna modi-fica  utile dal punto di vista biomeccanico gia che oltre l’80% della radiazione UVA necessaria per la formazione dei crosslinks (legami chimici) e  per il  ricambio cellulare (che non avviene con epitelio in sede) fondamentali per la ristrutturazione del collagene, viene schermata vani-ficando il risultato e il sacrificio. Sono molte oggi, purtroppo,  le cosiddette: “invenzioni  senza  fondamento  scientifico”, ovvero idee, che pur rispettabili, potenzialmente utili  e da investiga-
re per  implementare la tecnica  e il comfort, vengono  divulgate come dati acquisiti e applica-te direttamente su pazienti senza studi preclinici di  base e senza il necessario controllo. Qualcuno ha proposto quindi di togliere l’epitelio a strisce, qualcuno  di lasciarlo tutto, intanto però nessuna sperimentazione che sia passata attraverso le varie fasi del meto-do scientifico, così come ci è stata consegnata la tecnica standard dal gruppo tedesco di Wollensak, Seiler e Spoerl che ha faticosamente lavorato in modo scientificamente ineccepibile per garantire e di-mostrare sicurezza ed efficacia. Tutto ciò è provato  dalle pubblicazioni scientifiche internazio-nali nelle quali nessun dato figura sulla sicurezza e su eventuali studi di base.
A tal punto il nostro Gruppo di Ricerca a Siena, oltre ad aver introdotto la tecnica in Italia, ad aver sviluppato insieme alla SOOFT Italia un dispositivo medico registrato CE per quanto rigua-rda la soluzione di   Riboflavina, che oggi  è fornita a tutti gli   oculisti che lo vogliano, in forma sterile, monouso, stabile ed efficace, al  contrario dei preparati galenici sperimentali o non re-gistrati di una volta (che purtroppo da qualche parte si usano ancora) e che possono inficiare
il risultato o mettere a rischio la cornea,  oltre ad aver sviluppato lo strumento per fare il cro-sslinking in sicurezza, il cosiddetto CBM X linker, il primo al mondo ad aver ottenuto il marchio CE e  ad avere   un sistema di video  sorveglianza durante il trattamento (in Italia non possia-mo lavorare senza!), il più diffuso in Italia ed Europa,  per primo ha fatto anche uno studio su-lla concentrazione della riboflavina nella cornea in presenza e in assenza di epitelio.
I risultati, in corso  di pubblicazione, sono stati da noi già   presentati a numerosi e prestigiosi
co ngressi in Italia(Refr@ctive on line 2007, Milano) in Svizzera al III Congresso Internazionale sul crosslinking di Zurigo 2007, da me personalmente  all’ultimo congresso  della SITRAC (So-cietà  Italiana Trapianto di Cornea)nel 2008  a Milano, alla ASCRS 2008 a Chicago e che ripro-porrò personalmente al Congresso Mondiale di Oftalmologia ad Hong Kong il 30 giugno 2008.
I nostri risultati parlano chiaro: “oggi per fare il crosslinking occorre rimuovere l’epitelio”.
Ma non siamo i soli a dirlo, infatti, l’assoluta necessità di rimuovere l’epitelio, è stata ribadita
in uno *Studio americano di Hayes, Meek ed altri autorevolissimi esperti di cheratocono,  pu-bblicato sul Journal of Cataract and Refractive Surgery in aprile 2008*; non ultimo il Dr. Seiler di Zurigo, all’ultimo congresso americano della ASCRS a Chicago ha ribadito l’importanza di ri-muovere l’epitelio, sottolineando l’importanza degli studi di Siena e quanta fatica, tempo e stu-di sperimentali ci siano voluti per giungere tecnica attuale.

 

Il Punto della situazione ?
 

Lo studio Siena Eye Cross, il primo studio italiano sul crosslinking riconosciuto a livello interna-zio nale, si avvia oramai ad un follow up di 4 anni. I dati sono stati presentati all'ultimo mee-ting della ASCRS 2008 a Chicago dal gruppo di Siena (Caporossi, Mazzotta e Baiocchi) sia per quanto attiene i risultati clinici, sia i dati sulla microscopia confocale in vivo da me effettuata: modifiche precoci e tardive della cornea.
A Siena, lo sanno tutti, siamo partiti per primi in Italia e sono oramai centinaia i pazienti tratta-ti con successo. Quasi tutti gli oculisti abilitati a fare il crosslinking sono stati a Siena con noi o hanno frequentato i nostri corsi per apprendere la metodica, anche coloro che oggi vanno in televisione  o nei  giornali  da sale d’attesa, alla  stregua di pionieri, e sono centinaia anche gli oculisti stranieri sparsi in tutto il mondo che hanno imparato la metodica dal Gruppo di  Siena. Gli unici Autori italiani ad aver pubblicato dati clinici e studi di base sul crosslinking su riviste di alto profilo scientifico siamo noi***. Siena è la patria  del  crosslinking in Italia e il nostro Gru-ppo il pioniere di questa innovazione, quello con la maggiore esperienza, quello che  ha dato l’ impulso alla diffusione mondiale del metodo   insieme al gruppo di Dresda e Zurigo, che ha fa-tto validare con Sooft la soluzione di riboflavina come dispositivo medico CE  registrato, che ha creato una strumentazione CE con CSO ad hoc dalle caratteristiche tecnologiche uniche.
Eccetto un edema stromale transitorio, nessun effetto avverso è stato registrato.
Il miglioramento refrattivo è compreso tra 1 e 3 linee di Snellen a partire dal terzo mese dopo il trattamento e successivamente. L'uso di steroidi topici è da noi raccomandato per un periodo limitato dopo il trattamento.  Nel 100% dei pazienti da noi trattati fino ad oggi il cheratocono è stato fermato o rallentato, mentre nell'occhio controlaterale di   controllo si è registrato un pe-ggioramento medio di 1,5 Diottrie a 38 mesi.
In sostanza il  trattamento  sta dimostrando di  stabilizzare  effettivamente la malattia in tutti i
casi cambiandone la storia naturale  nei casi di  cheratocono in evoluzione  e di avere un certo (lieve) miglioramento refrattivo nell'80% dei pazienti, anche se questo per noi è un obiettivo di secondo livello, avendo la tecnica una finalità stabilizzante e non uno scopo refrattivo.
I dati microscopici delle cornee trattate dimostrano una diversa struttura del collagene nello stroma anteriore ed intermedio con maggiore rinforzo e  compattezza lamellare, verosimilme-nte, a mio avviso, alla base del successo del trattamento.
 

Per i dettagli Tecnici pregasi contattare:
il Dott. Cosimo Mazzotta

 
 

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