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La Storia D
el Cross-Linking

a cura del  Dott. Cosimo Mazzotta 

Ricercatore del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche
Dell’Università degli Studi di Siena




La storia del cross-linking (X Linking), generalmente inteso come induzione di “cross-links” (legami chimici crociati) viene da lontano, da millenni di esperienze umane spesso casuali. Basti pensare alla mummificazione e agli effetti del tannino per la trasformazione delle pelli fresche in materiali invecchiati di alta durata. Fu scoperto per caso già 500.000 anni fa (Ice-Age) che certe cortecce di albero avessero il potere di incrementare la durata e la resistenza delle pelli animali utilizzate in epoche primitive dall’uomo per coprirsi dal freddo.

L’impiego del tannino è probabilmente la prima forma in assoluto di cross-linking utilizzata dall’uomo. Il tannino infatti, combinandosi con le proteine, formava composti chimici altamente resistenti ed in grado di ritardare significativamente il deterioramento dei materiali nel tempo.  Allo stesso modo il cross-linking fisico e fisico-chimico venivano impiegati dall’industria automobilistica per aumentare la durata delle verniciature e la loro resistenza ai fattori climatici.

La prima esperienza con il cross-linking di impiego clinico in Medicina e Chirurgia fu nel campo della Odontoiatria e della Cardiochirurgia negli anni ‘70. Il principio dell’X-linking fisico mediante raggi UV A veniva utilizzato per la foto-polimerizzazione e l’indurimento  istantaneo di resine e polimeri (canfor-chinon UV A X Linking) per la ricostruzione dentale (figura 1) e per incrementare la durata e ridurre le calcificazioni dei lembi valvolari porcini nella valvuloplastica cardiaca ad una lunghezza d’onda di 468 nm (Glutaraldeide X linking).
 


Figura 1.
Prima applicazione clinica del cross-linking in Medicina.
Foto-polimerizzazione per la ricostruzione dentale.
 

Nel cross-linking foto-ossidativo, Il principio di base è quello della Foto-polimerizzazione: l’irradiazione UV A (che fa da primer) ad una determinata lunghezza d’onda (λ)  emessa su di una sostanza eccitabile (fotosensibile) determina il rilascio di specie reattive dell’ossigeno (ossigeno singoletto) in grado di indurre la formazione di legami covalenti crociati (cross-links) con un meccanismo di tipo ossidativo. (figura 2).

Figura 2.
 Cross-linking Riboflavina UV A, meccanismo biochimico della reazione foto-dinamica di base.

Di cross-linking oggi se ne conoscono vari tipi: Enzimatico (lisil-ossidasi), Chimico (aldeidi, zuccheri, alcool, etc), Fisico (raggi UV, radiazioni Ionizzanti), Fotochimico (Raggi UV A e B e sostanze chimiche). A quest’ultima tipologia appartiene il cross-linking foto-ossidativo (figura 3) che abbiamo introdotto e diffuso in Italia dal 2001 1 e che oggi è sempre più largamente impiegato per la cura delle malattie corneali ectasiche primitive in fase di progressione (cheratocono, degenerazione marginale pellucida) e secondarie (ectasie post lasik).
 

Figura 3.
 Esempio di cross-linking foto-ossidativo.
Evidente strutturazione ed interconnessione fibrillare nel collagene cross-linkato.
 

L’idea di questo approccio conservativo per la cura del cheratocono nasce in Germania nella metà degli anni ‘90 ad opera di un gruppo di ricercatori dell’Università tecnica di Dresda2 con lo scopo di rallentare o bloccare  la progressione del cheratocono evolutivo, evitando o ritardando il ricorso alla cheratoplastica. L’idea era supportata da 2 semplici ma alquanto argute osservazioni cliniche: la prima è che i giovani diabetici non risultavano quasi mai affetti da cheratocono e nei rarissimi casi di malattia pre-esistente all’esordio del diabete dimostravano scarsa progressione verosimilmente in relazione all’effetto cross-linkante del glucosio (iperglicemia) il quale induceva un incremento della resistenza del collagene corneale di questi soggetti (Reazione di Maillard e glicosilazione proteica); la seconda è che un meccanismo analogo di indurimento ed inspessimento delle fibre collagene era stato dimostrato nell’invecchiamento corneale dove fu rilevato un ruolo attivo dell’enzima lisil-ossidasi espresso dalla stessa tendenza del cheratocono a stabilizzarsi spontaneamente col passare degli anni, in particolar modo nella terza-quarta decade di vita, salvo rare  eccezioni. In questo contesto biologico e fisiopatologico possiamo quindi rilevare l’esistenza di un crosslinking fisiologico età-correlato, un crosslinking fisiopatologico o dismetabolico (diabete-correlato) ed un cross-linking terapeutico foto-biologicamente indotto (crosslinking Riboflavina + UV A). Il primo report clinico sull’applicazione della tecnica in 22 pazienti affetti da cheratocono progressivo fu pubblicato nel 2003 da Wollensak e coll. sull’American Journal of Ophthalmology 2.

La Storia del Cross-Linking in Italia

L’avventura Italiana del cross-linking ha inizio per la prima volta a Siena nel 2003-2004 proprio con il sottoscritto all’epoca Oculista Dottorando di Ricerca.

Dopo aver intuito le potenzialità di tale ricerca, ottenni dal Prof. Aldo Caporossi di poter andare presso l’Università Tecnica di Dresda dal Dr. Eberhard Spoerl per apprendere le basi della tecnica1. Figura 4.


Figura 4: Il Dott. Mazzotta durante la fellow-ship a Dresda presso L’Ospedale Universitario “Carl Gustav Carus”, 15 dicembre 2003. Primi casi trattati con la metodica del cross-linking Riboflavina UV A mediante prototipo dual-led. Correva l’anno 2003 e l’Italia ancora non aveva incontrato il crosslinking.

Il mio entusiasmo fu grande fin dai primi casi osservati, così ottenni dal Dr. Spoerl gli elementi necessari ad intraprendere la prima sperimentazione clinica a Siena con il Prof. Caporossi ed in particolare proposi al gruppo tedesco, che ne fu subito entusiasta, di voler integrare lo studio clinico del cross-linking verificando gli effetti della terapia direttamente in vivo nell’uomo per la prima volta a livello internazionale con la microscopia confocale.

I nostri studi di microscopia 3,4,5,6, come evidente dalla bibliografia e dalle citazioni del nostro Gruppo di ricerca nelle sempre più numerose pubblicazioni sull’argomento da parte di vari autori, sono entrati nella ricerca mondiale di base ed avanzata sul crosslinking del cheratocono fino ad oggi3,4,5,6,7 e siamo orgogliosi di averla fatta e di continuare a portare avanti queste ricerche per il miglioramento della qualità della vita dei pazienti cheratoconici attraverso l’innovazione.

Tornato in Italia presentammo al Comitato etico di Siena il primo studio Italiano sul crosslinking con l’obiettivo di verificarne l’efficacia e la sicurezza ma soprattutto di verificare con la microscopia in vivo che cosa succedeva alla cornea dopo il trattamento, cose che abbiamo fatto diffondendo a tutta l’Italia e nel Mondo la tecnica.

Ma non ci siamo limitati a questo !!! 

Lo Studio Siena Eye Cross 20041,3,  fu il primo studio monocentrico Italiano in aperto (il secondo al Mondo) di fase II approvato dal Comitato Etico locale dell’AOUS di Siena e sotto l’egida del Ministero della Salute, prima su 22 pazienti, in analogia allo studio pilota di Dresda, poi su 44 casi per aumentare il campione visti i promettenti risultati dei primi 10 trattamenti il cui report clinico preliminare fu da noi pubblicato sul Journal of Cataract and Refractive Surgery nel 20061.

Lo Studio “Siena Eye Cross 2004” fu premiato dalla S.O.I SociatàOculistica Italiana rappresentante i 7 mila Oculisti Italiani, come migliore ricerca italiana in Oftalmologia nel 20041. Nel 2005 la ricerca fu da noi estesa  come Multicentrica coinvolgendo varie Università e Centri italiani (L’Istituto Clinico Humanitas di Milano, le Università di Roma, L’Aquila, Bari, Napoli, Firenze, L’Ospedale Civile di Venezia, etc) non senza difficoltà dovute ai vari comitati etici sia in termini di tempistiche differenti che di coordinamento.
 

TABELLA 1. STORIA DEL CROSS-LINKING IN ITALIA, SIENA EYE CROSS PROJECT.

Non ci siamo limitati ad introdurre e diffondere in Italia e nel Mondo attraverso una serie di Corsi Abilitanti (ABBIAMO ABILITATO OLTRE 500 CHIRURGHI IN ITALIA E ALTRETTANTI NEL MONDO) la metodica del cross-linking ma la capacità e la perseveranza, riconosciuteci a livello Internazionale, è stata quella di sviluppare la tecnica ed evolvere le tre cose più importanti (tabella 1) che, nell’ordine, sono state:

1. la soluzione di Riboflavina

2. Lo strumento a raggi UV A 7,8 e

3. Le prime dimostrazioni mondiali con la microscopia confocale in vivo nell’uomo
               della  sicurezza dei parametri raccomandati e dell’efficacia della metodica.

Tutto è da noi pubblicato sulle più prestigiose riviste scientifiche oculistiche internazionali come: Cornea, Clinical and Experimental Ophthalmology, American Journal Ophthalmology, Journal of Caratact and Refractive Surgery, etc 3,4,5,6,7,8.

Grazie all’aiuto di SOOFT-Italia siamo arrivati per primi in tutto il Mondo alla produzione di una sostanza, il Ricrolin®, non più galenica!!!, che oggi ci viene fornita sterile e a concentrazione stabile e ad uno strumento oggi denominato C.B.M. Vega X Linker®, acronimo di Caporossi, Baiocchi e Mazzotta, costruito sotto la nostra guida (Know how) da C.S.O.Firenze, che ci consente di disporre della migliore tecnologia oggi in campo per questa cura, sia in termini di precisione e qualità che di controllo. Questa macchina, nata per la prima volta in Italia nel 2004 in collaborazione con  il CNR come Prototipo “UV A Dual-Led Controller di Caporossi-Mazzotta”, Figura 5, si è evoluta nel 2006 nella versione C.B.M FIVE LED Array di Caporossi, Baiocchi, Mazzotta, la prima al mondo marcata CE, Figura 6 e nel 2007 in quella MONO-LED, che tutti utilizziamo: il C.B.M. VEGA X Linker, C.S.O. Figura 7.

Questa tecnologia consente grande omogeneità di trattamento sulla cornea (il fascio UV A emesso dal mono-led attuale è risultato da studi comparativi su banco ottico (laboratori C.S.O., Badia a Settimo, Firenze) il più omogeneo tra tutti gli apparati oggi in commercio per il cross-linking) ed ha apportato notevoli miglioramenti da un punto di vista ergonomico (timer audio-visivo integrato, comando a pedale di accensione e spegnimento UVA, base a stativo, testata e braccio regolabili micro e macrometricamente) e funzionale (luce coassiale lampeggiante di fissazione per il paziente, doppio aiming beam IR di focalizzazione, diaframma variabile, micro-telecamera integrata per il controllo in real time della centratura e della focalizzazione con la visione del campo operatorio per tutta la durata del trattamento su apposito monitor LCD integrato, Figura 7.
 

      
 

Figura 5: Università di Siena, primo trattamento italiano di cross-linking corneale con primo prototipo Dual Led di Mazzotta - Caporossi realizzato nel 2004 su Know how del Dr Mazzotta e incarico del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche dell’Università di Siena in dalla Exerion SAS e CNR, Firenze.
 


 

Figura 6. Il Dott. Cosimo Mazzotta mentre effettua il primo cross-linking del cheratocono con l’emettitore UV A a 5 led, il primo strumento al mondo da lui inventato con il prof Caporossi e il dr Baiocchi , marcato CE (Array FIVE LED di Caporossi-Baiocchi-Mazzotta, realizzato in collaborazione con la ditta C.S.O Ophthalmics di Firenze.
 


 

Figura 7: attuale strumento per il cross-linking corneale di Caporossi, Baiocchi, Mazzotta, “C.B.M. VEGA X Linker”, realizzato in collaborazione con C.S.O, Firenze.

Questo strumento, Figura 7, oltre a consentirci un trattamento ottimale e sicuro della superficie corneale ha dato al nostro gruppo di ricerca la possibilità di avere una casistica “affidabile ed omogenea”, di breve medio e oggi anche di lungo termine (in corso di pubblicazione, 2009-2010), sempre sotto l’egida e il controllo del Ministero della Salute e del Comitato Etico per cui siamo arrivati all’applicazione a 5 anni.

A tutti i pazienti e gli operatori mi rivolgo nel sottolineare che con grande pazienza e perseveranza continuiamo a seguire i nostri pazienti fin dai primissimi casi trattati con la massima attenzione e  non è un caso che la casistica di Siena, quella con i numeri (oltre 500 trattamenti) e il follow up maggiore in Italia oggi (5anni) , sia la più richiesta e la più accreditata in campo internazionale.

Rispetto ad altre metodiche mini-invasive quali gli anelli intrastromali (INTACS) i quali non sono in grado di bloccare la cheratectasia rivolgendosi esclusivamente alla cura degli effetti rifrattivi del cheratocono, il coss-linking del collagene corneale si rivolge alla prevenzione ed alla cura di alcuni tra i più importanti meccanismi fisiopatologici alla base del cheratocono avendo dimostrato: un effetto di incremento sulla resistenza e sulla stabilità biomeccanica della cornea, un effetto di aumento del diametro fibrillare del collagene, un effetto anticollagenasico, un effetto apoptotico di bonifica dei cheratociti degenerati dello stroma anteriore ed intermedio (fino a 300 micron di profondità) seguito da un ripopolamento cellulare che parte dagli strati corneali profondi. 

Oggi è crescente l’interesse verso questa tecnica e verso possibili combinazioni terapeutiche per incrementarne l’effetto refrattivo, tuttavia i pochi casi effettuati non hanno ancora dato sufficienti risultati e non esistono studi controllati sull’argomento con la tecnica standard ma solo con la metodica trans epiteliale che non è tutt’oggi standardizzata.

Molti sforzi si stanno facendo per ridurre i tempi dell’intervento e migliorare il comfort intra e postoperatorio del paziente, tuttavia ogni modifica necessita delle varie fasi di approfondimento sperimentale, obbligatorie nella evoluzione del metodo scientifico, dalla fase di laboratorio e pre-clinica a quella clinica sotto l’egida e il controllo di un Comitato Etico.

D’altra parte ci sono voluti oltre 10 anni di ricerche da parte del gruppo tedesco, e prove scientificamente solide e ampiamente documentate alle quali anche noi abbiamo contribuito con riconoscimenti internazionali e stiamo contribuendo con i nostri studi clinici di lungo termine (in corso di pubblicazione i dati di Siena a 48 mesi)11, con la microscopia confocale in Vivo, con la tele-termometria corneale in-vivo7.

Questa enorme mole di studi ha portato alla attuale applicazione del crosslinking standardizzata (con rimozione dell’epitelio) nel rispetto della sicurezza e della efficacia fino al follow-up di oggi.

Sono già depositate, presso l’Università di Siena sotto controllo del Comitato Etico (Studio Siena C.L.E.S. 2008-09, già depositato al C.E.L. in febbraio 2009) anche le sperimentazioni di nuove soluzioni di Riboflavina “potenziate”, in collaborazione con Sooft, Italia, per un possibile utilizzo del cross-linking trans-epiteliale allo scopo di eliminare il dolore postoperatorio, la necessità della sala operatoria e ridurre i tempi della procedura.

Abbiamo già dimostrato molte cose: è possibile ottenere un adeguata concentrazione di riboflavina nella cornea solo alterando l’epitelio altrimenti ne passa pochissima. Tuttavia l’epitelio almeno per ora, fino a conclusione degli studi sperimentali, VA RIMOSSO PERCHE’, ANCHE SE POSSIAMO FAR PASSARE LA RIBOFLAVINA ALTERANDO LA BARRIERA EPITELIALE, COMUNQUE NON RIUSCIAMO A FAR PASSARE A SUFFICIENZA L’EFFETTO DEI RAGGI UV A, CHE RESTA COSI’ CONFINATO IN 100 MICRONS CONTRO I 300 MICRONS DI PENETRAZIONE DEL CROSSLINKING STANDARD.

OGGI E’ PUBBLICATO DA WOLLENSAK (PRIMO IDEATORE DELLA TECNICA) SUL JOURNAL OF CATARACT AND REFRACTIVE SURGERY E DAL NOSTRO GRUPPO (PRIMO INTRODUTTORE DELLA TECNICA IN ITALIA, CON LA MAGGIORE E PIU’ LUNGA ESPERIENZA SUL CAMPO IN ITALIA) SULLA STESSA RIVISTA E SULL’AMERICAN JOURNAL OF OPHTHALMOLGY , CHE PER AVERE UNA BUONA TENUTA BIOMECCANICA NEL TEMPO BISOGNA ARRIVARE ALMENO A 250 MICRON DI PROFONDITA’.

All’attuale stato dell’arte, il cross-linking Riboflavina UV A per essere efficace e sicuro va utilizzato secondo la metodica standardizzata3 e i parametri internazionali raccomandati2, rimuovendo l’epitelio corneale9,10, ed occorre attendere le necessarie verifiche sperimentali e i risultati clinici delle modifiche in studio, su un congruo campione di pazienti e per un sufficiente follow-up, sotto parere favorevole di comitati etici, eseguite nelle sedi preposte, prima di avventurarsi in cambiamenti “arbitrari” che potrebbero esporre il paziente a grave rischio per la salute oculare !!!

Per approfondimenti le ultimissime news su questo argomento dai più importanti autori internazionali con la maggiore esperienza nel campo di questa metodica:

1.      Corneal healing after riboflavin ultraviolet-A collagen cross-linking determined by confocal laser scanning microscopy in vivo: early and late modifications.

Mazzotta C, Traversi C, Baiocchi S, Caporossi O, Bovone C, Sparano MC, Balestrazzi A, Caporossi A.

Am J Ophthalmol. 2008 Oct;146(4):527-533. Epub 2008 Jul 30.

PMID: 18672225 [PubMed - indexed for MEDLINE]

2.      Corneal crosslinking: riboflavin concentration in corneal stroma exposed with and without epithelium.

Baiocchi S, Mazzotta C, Cerretani D, Caporossi T, Caporossi A.

J Cataract Refract Surg. 2009 May;35(5):893-9.

PMID: 19393890 [PubMed - in process]

3.      Biomechanical and histological changes after corneal crosslinking with and without epithelial debridement.

Wollensak G, Iomdina E.

J Cataract Refract Surg. 2009 Mar;35(3):540-6.

PMID: 19251149 [PubMed - in process]

Bibliografia

  1. Wollensak G, Spoerl E, Seiler Th. Riboflavin/ultraviolet-A-induced collagen crosslinking for the treatment of keratoconus. Am J Ophtalmol 2003;135(5): 620-627.

  2. Caporossi A, Baiocchi S, Mazzotta C, Traversi C, Caporossi T.  Parasurgical therapy for keratoconus by riboflavin-ultraviolet type A induced cross-linking of corneal collagen: preliminary refractive results in an Italian study. J Cataract Refract Surg 2006 May;32:837-845.

  3. Mazzotta C., Balestrazzi A., Traversi et al. Treatment of progressive keratoconus by riboflavin-UVA-induced cross-linking of corneal collagen: ultrastructural analysis by Heidelberg Retinal Tomograph II in vivo confocal microscopy in humans. Cornea 2007 May;26(4):390-397.

  4. Mazzotta C, Traversi C, Baiocchi S, Sergio P, Caporossi T, Caporossi A. Conservative treatment of keratoconus by induced cross-linking of corneal collagen: qualitative investigation. Eur J Ophthalmol 2006 Jul-Aug; riboflavin-uva-16(4):530-5.

  5. Mazzotta C, Traversi C, Baiocchi S, Caporossi O, Bovone C, Sparano MC, Balestrazzi A, Caporossi A. Corneal healing after riboflavin ultraviolet-a collagen cross-linking determined by confocal laser scanning microscopy in vivo: early and late modifications. American Journal Ophthalmol. 2008 Oct;146(4):527-533.

  6. Mazzotta C, Balestrazzi A, Baiocchi S, Traversi C, Caporossi A. Stromal haze after combined riboflavin-UVA corneal collagen cross-linking in keratoconus: in vivo confocal microscopic evaluation. Clin Experiment Ophthalmol 2007 Aug;35(6):580-2.

  7. Mencucci R., Mazzotta C, Rossi F et al.  Riboflavin and ultraviolet A collagen crosslinking in vivo thermographic analysis of the corneal surface. J Cataract Refract Surg 2007 Jun;33(6):1005-8.

  8. Caporossi A., Mazzotta C., Baiocchi C. et al: “Keratoconus Therapeutic Guidelines based on staging: from CrossLinking to Penetrating Keratoplasty”. Reviews, Minerva Oftalmol. 2008, 50: 43-48.

  9. Caporossi A., Mazzotta C., Baiocchi S..: Technological innovations in corneal collagen cross-linking, Improving the outcomes of progressive keratoconus therapy. Pubblicazione Internazionale su rivista specializzata Opthalmology Times Europe, September 2007.

  10. Baiocchi S. MD, PhD, Mazzotta C. MD, PhD, Cerretani D. PhD, Caporossi T. MD, Caporossi A. MD, FRCS.  Corneal Cross-Linking:

  11. Riboflavin concentration in Corneal Stroma exposed With and Without Epithelium. J Cataract Refract Surg 2009, In press.

  12. Caporossi A. MD, FRCS, Mazzotta C. MD, PhD, Baiocchi S. MD, PhD, Tommasi C. MD, Caporossi T. MD. Riboflavin UV A Corneal Collagen Cross-Linking: Long Term Results of The Italian Siena-Eye-Cross Study, 2009, In press.

 
 

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