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Il Crosslinking

a cura del  Dott. Cosimo Mazzotta 


Il Dott Cosimo Mazzotta e' uno dei massimi esperti nel trattamento  del Cheratocono,
mediante la tecnica clinica del Crosslinking Cornele;



 Dott. Cosimo Mazzotta mentre effettua un intervento di chirurgia Refrattiva


Il Cheratocono è una malattia “ectasica” degenerativa non infiammatoria della cornea ad esor-
dio puberale (tra i 12 e i 15 anni) e generalmente bilaterale.
Si tratta di una malattia progressiva ad andamento capriccioso e generalmente sporadica la cui componente genetica appare evidente solamente nel 10% dei casi, come carattere  dominante, ma una trasmissione recessiva va ricercata con maggiore insistenza e con studi di  maggiore  ampiezza per poter quantificare il reale impatto genetico.
Nel 20 % dei casi i pazienti affetti da cheratocono possono andare  incontro  alla necessità di  eseguire un intervento chirurgico per compromissione della trasparenza e regolarità del diottro  corneale. La rigidità del collagene è ridotta per una alterata struttura terziaria e quaternaria  dovuta alla ridotta presenza di legami intrafibrillari ed interfibrillari.
Questa labilità strutturale  produce una modificazione nel profilo corneale con progressivo asso-ttigliamento e conseguente  decadimento delle proprietà e qualità ottiche della cornea ed il pro-cesso  evolutivo tende a  concentrarsi fra l’età puberale  ed i 25-30 anni  per esaurirsi in modo pressoché totale dopo i 35-40 anni anche per l’insorgenza di un fisiologico processo di Cross-linkaggio indotto dalla fisiologica alterazione del metabolismo glucidico (reazione di Maillard).
La dislocazione infero-temporale dell’apice e la riduzione del raggio di curvatura producono una superficie corneale asimmetrica ed iperrefrattiva anche se questo ultimo parametro è parzi-almente compensato dall’assottigliamento del tessuto. Le modifiche sopra menzionate produco-
no una serie di effetti ottici responsabili del degrado della funzione visiva che appare scarsamen-te correggibile con lenti tempiali.
L’incidenza del cheratocono riportata in letteratura è di 1/2000 casi nella popolazione generale tuttavia, a mio avviso e secondo statistiche più recenti, tali valori appaiono significativamente sottostimati e alla luce della diffusione delle indagini Topo-Tomogra.che e Pachimetriche incide-nze sulla popolazione generale di 1/600-1/320 risultano più aderenti alle attuali capacità diagno-stiche.
Il Cheratocono rappresenta la maggiore causa di Trapianto di Cornea in Italia ed in Europa e la  seconda negli USA dopo la cheratopatia bollosa. Il numero di trapianti di cornea effettuati in
Italia è oggi in continua crescita e si stima che il fabbisogno annuo per la popolazione italiana
sia di circa 120 -130 trapianti/anno per milione di popolazione (circa 6.000 interventi annui in
Italia secondo i dati della SITRAC: Società Italiana Trapianto di Cornea).
Secondo lo studio epidemiologico condotto dalla SITRAC, rispetto al numero totale di circa 5300 cornee trapiantate per anno in Italia tra il 1997 e il 2001, circa 2500 cornee sono destinate al trattamento di patologie ectasiche, di cui il Cheratocono è la principale. Questi risultati sono sta-
ti confermati dalla Banca degli Occhi del Veneto (studio Cortes), di Monza ed Emilia Romagna
che attribuiscono al Cheratocono oltre la metà (54%) dei trapianti di cornea effettuati in Italia.
Fino ad oggi non esisteva alcuna terapia in grado di prevenire la progressione del cheratocono
e tutte le proposte terapeutiche mini-invasive come gli anelli intrastromali (INTACS) sono rivolte esclusivamente alla cura degli effetti rifrattivi (astigmatismo e miopia) secondari alla malattia.
L’individuazione di una “terapia ezio-patogenetica” come il cross-linking del collagene corneale potrebbe fortemente ridurre la percentuale dei pazienti che arriverà alla chirurgia avvalorando ancora di più l’importanza di una diagnosi precoce che obbligherà ad una revisione della strate-
gia attendista fino ad oggi in uso per lo spostamento dell’obbiettivo terapeutico dall’effetto (decadimento proprietà ottiche) alla sua causa (indebolimento strutturale della cornea).



 Dott. Cosimo Mazzotta mentre effettua un intervento di Cross linking

Indicazioni

Come abbiamo già accennato l’elemento fondamentale da prendere in esame al momento in
cui abbiamo di fronte un paziente affetto da cheratocono è la sua età e, qualora la diagnosi sia stata formulata precedentemente, l’età di comparsa della patologia conica.
Il paziente che  si posizioni nella fascia puberale (12-16 anni) e che presenti anche minimi se-
gni di ectasizzazione corneale deve essere attentamente considerato candidabile ad un tratta-mento di fotopolimerizzazione anche (e forse a maggior ragione) quando la sua capacità visiva non è minimamente compromessa ed in ogni caso il timing di controllo per la valutazione evolu-tiva dovrà essere molto serrato (non superiore ai 3-4 mesi) e qualora un minimo accenno
alla evolutività compaia l’indicazione al trattamento diventa più stringente.
Una condizione diametralmente opposta si presenta invece in pazienti con analoga condizione
conica ma una età che abbia superato i 35 anni dove una indicazione al trattamento di crosslink-
ing risulta minima, anche se non da escludere a priori, ed anche i timing valutativi possono
essere dilatati fino agli 8-12 mesi.
Da quanto sovraesposto appare chiaro come l’età del paziente rappresenti, a parità di livello
evolutivo del cheratocono, un fattore discriminante per trattare o meno con il cross-linking un paziente e più generalmente, salvo poche eccezioni, si può affermare che all’aumentare dell’età
del paziente diminuisce si riduce l’indicazione al trattamento fotopolimerizzante.
Il secondo parametro condizionante la scelta al trattamento CCL è rappresentato dalla documen-tata progressione del cheratocono e questa parte dell’indicazione deriva direttamente dall’ obbiettivo patogenetico della terapia che è quello di rallentare o bloccare l’evoluzione della ecta-sia.
I parametri da tenere in considerazione per valutare la progressione del cono sono prevalente-mente strumentali e soprattutto corneotopografici (valutare le mappe altitudinali,i dati dei semimeridiani a 5 mm e gli indici cheratorefrattivi con particolare attenzione all’indice di simme-tria supero-inferiore, aberrometrici di superficie anteriore e qualora possibile posteriore della cornea e, soprattutto, pachimetrici topografici in cui è importante valutare sia la variazione centrale e del thinnest point ma anche quella dell’anello dei 6 mm.
Il cross-linking del collagene mediante Ribo.avina 0,1% - UVA è consigliabile nelle forme di
cheratocono in fase rifrattiva (stadio 1 e 2) che stanno progredendo negativamente,il cui peggioramento negli ultimi 6 mesi sia documentabile clinicamente,topograficamente,pachime-tricamente (thinnest point Orbscan II, Pentacam),topo-aberrometricamente (peggioramento
delle componenti comatica e di alto ordine).
A nostro avviso sono da escludere dal trattamento soggetti di età inferiore ai 12 anni e superiore
ai 40 anni (salvo casi particolari di scarsa compliance alle lenti a contatto o a scopo rifrattivo in
casi selezionati), con spessore corneale.


 



Le controindicazioni

In conclusione di fronte alla diagnosi di cheratocono l’età del paziente assume un ruolo rilevan-
te nella decisione terapeutica in relazione alla diversa prognosi basata a sua volta sugli indici di progressione della malattia.
In tal senso l’età tra 12 e 26 anni è da considerarsi a maggior rischio di progressione del chera-tocono e la più indicata per un cross-linking terapeutico.La diagnosi di uno stadio I o II a 14
anni è quindi molto diversa che dopo i 30 anni. Infatti è ben noto che dopo i 35-40 anni il
crosslinking naturale età correlato contribuisce alla stabilizzazione spontanea del collagene corneale riducendo la necessità di un cross-linking terapeutico.
Occorre tenere presente che l’obiettivo primario del cross-linking è di stabilizzare la forma della cornea possibilmente prima che si instaurino le modi.cazioni refrattive e pachimetriche da evoluzione che rendono insoddisfacente il risultato del trattamento.
Peraltro non esistono controindicazioni assolute legate alla forma della cornea, l’indicazione
nasce dal miglior risultato funzionale-anatomico ottenibile rispettando tali parametri.
Pertanto se abbiamo curvature superiori a 55 diottrie, un profilo conico estremamente decentra-
to ed una asimmetria maggiore di 12 diottrie il risultato atteso in termini quoad visus è molto basso. Inoltre, oltre tali valori, siamo in stadio III.

 Per i dettagli sulla tecnica e su come effettuare l'intervento pregasi contattare:
il Dott. Cosimo Mazzotta

 
 

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